Compulsione: dal latino compellĕre = “spingere con forza”.

Compulsivo: agg. [der. di compulsione]. – In psichiatria, di impulso, comportamento, atto e similari, che viene eseguito da un soggetto in modo macchinale e irrefrenabile, come sintomo di una varietà di disturbi del comportamento e neurologici. (Treccani)

A differenza di quanto la società attuale, materialista e consumistica, voglia farci credere, la sindrome dell’acquisto compulsivo fa parte delle dipendenze comportamentali: figlia delle caratteristiche consumistiche della società moderna, inevitabile conseguenza di una condizione generale in cui appare difficoltoso individuare il confine tra “acquisto sano” e “patologia dell’acquisto”, discendente delle false idee da cui molti rimangono vittime legati a modelli illusori da inseguire nel tentativo, altrettanto illusorio e vano, di compensare insicurezze personali e voragini prive di autostima.
Stiamo parlando della sindrome da Shopping Compulsivo: un comportamento dettato dall’impulso irrefrenabile e urgente all’acquisto eccessivo, da una crescente tensione che trova sollievo solo nell’atto del comprare, spesso disgiunto dall’effettivo uso dei beni acquistati; da una spinta incontrollabile che porta a trascurare o a sottovalutare qualsiasi conseguenza negativa sia essa di natura finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica.

Tale comportamento è spesso il risultato dell’incontro tra una manifestazione di disagio individuale o di vissuti negativi e uno stile di vita esaltato da una società materialista e faceta che alimenta falsi bisogni “spacciandoli” come fonti di felicità e fondanti la dimensione identitaria e d’appartenenza sociale.
Il disturbo da Shopping Compulsivo presenta diverse caratteristiche riconducibili ad altre patologie già chiaramente classificate tra cui depressione, dipendenza, disturbi del comportamento e disturbo del controllo degli impulsi: nella comprensione della dipendenza da shopping sembra infatti fondamentale l’autocontrollo (Faber et all. 2004). Può inoltre rappresentare una variante del disturbo ossessivo compulsivo o di accumulo compulsivo, per cui un soggetto non riesce a fare a meno di accumulare un’enorme quantità di oggetti che vanno ad ingombrare ogni suo (ed altrui) spazio vitale, e oltre.

La persona che soffre di tale patologia, partendo da vissuti negativi sente la necessità di colmare un senso di vuoto, di allentare l’ansia, di gestire gli affetti ed è colto dall’irrefrenabile senso di urgenza rispetto all’atto dell’acquisto compulsivo che è accompagnato invece da emozioni di eccitazione, piacere e gratificazione temporanee. Per un meccanismo comportamentale in cui convivono rinforzo positivo (dato dalla gratificazione) e negativo (riduzione dei sentimenti sgradevoli precedenti) il comportamento si alimenta ed il problema si auto-mantiene nel tempo generando effetti dannosi anche gravi sul funzionamento personale associati ad una profonda sofferenza soggettiva indotta dall’insorgere e dal permanere di sentimenti di colpa e vergogna con temi di sprezzante auto-critica. Tutto ciò alimenta la catena di una costante ed infinita ricerca di un benessere che mai, in tal modo, verrà raggiunto.
Sembra quindi che lo shopping compulsivo sia regolato dalle emozioni più che dalla ragione, da un senso pratico o dal bisogno di un determinato bene.
E’ il fatto che gli oggetti acquistati siano spesso non corrispondenti a reali bisogni della persona, che fa pensare che essi siano la concretizzazione di un ulteriore bisogno, molto più profondo, di colmare un vuoto, un vuoto determinato da assenza o carenza di sentimenti positivi ed autostima.
Ad implementare ulteriormente tale sostituzione credo sia di notevole rilevanza, la sempre più facile accessibilità ad ogni tipo di prodotto tramite la disponibilità online (per non parlare delle carte di credito e delle infinite possibili rateizzazioni che vengono offerte al singolo). La strutturazione dei siti destinati alla vendita online hanno il chiaro ed unico scopo di diminuire la capacità di autoregolazione del soggetto, riuscendo a insinuare manipolazioni e promesse di risparmio e grandi affari in cui cadere è tragicamente facile. Internet, gli acquisti online, sono un pericoloso incentivo per coloro che soffrono di tale sindrome, perchè trovano in essa un grande facilitatore nell’attuazione della loro patologia, riuscendo per di più a mantenere anche l’anonimato.
Ed è così che, a dispetto di ciò che la società ci spinge illusoriamente a credere, la patologia dello shopping compulsivo colpisce sempre più in larga scala, portando le vittime a vivere in condizioni disastrose dal punto di vista familiare, relazionale, lavorativo, economico e sociale.
MA, fortunatamente esiste un ma: in quanto patologia psichica, dettata prevalentemente da vuoti emotivi che si autocelebrano in comportamenti distruttivi, può essere curata. Si può chiedere e ricevere aiuto da un’équipe terapeutica di professionisti.
L’intervento terapeutico permette di affrontare il disagio, ricercarne l’origine, strutturare strategie atte alla gestione delle difficoltà per spezzare il circolo vizioso che imprigiona la persona e supportarla, guidarla, alla ricerca di fonti di gratificazione più appagati e durature. Servirà tempo, impegno, presenza, determinazione. Ma senza alcun dubbio attraverso un percorso terapeutico sarà possibile riconoscere i vuoti, guardarli, magari anche comprenderli, e senza alcun dubbio dar loro un nuovo senso. Cambiare si può, farlo in squadra ancora di più.

A cura della Dott.ssa Bruna Galli

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