Sentire le voci

sentire le voci

Sentire delle voci non è necessariamente un sintomo di malattia mentale. Partendo da ciò, proviamo a riassumere ciò che è noto finora sulle allucinazioni uditive.


Che cos’è un’allucinazione?

Una definizione molto chiara, seppur non esaustiva, è stata data da Ball (1980): un’allucinazione è una “percezione senza oggetto. Ciò significa che un uditore di voci percepisce a livello acustico qualcosa che altri intorno a lui non percepiscono. Le allucinazioni uditive possono presentarsi in forma elementare – ad esempio rumori, fischi, musiche – o complessa – le voci appunto, o più propriamente AVU (allucinazioni verbali uditive). 

Esistono però vari tipi di allucinazioni, categorizzate in base al canale sensoriale che interessano: visive, uditive, somatiche , olfattive e gustative. Quelle più diffuse sono sicuramente le AVU. Non vi sono spiegazioni certe in merito alle cause delle allucinazioni uditive, ma vi sono indizi a livello biologico e cognitivo che fanno credere che vi sia un’alterazione a livello della corteccia uditiva nel processo di attribuzione del messaggio sonoro. In parole semplici, una voce proveniente dall’interno viene attribuita all’esterno e giudicata come reale. 

Le AVU si differenziano per contenuto, frequenza e durata, essendo estremamente soggettive. Si pensa che il contenuto di queste sia influenzato da traumi pregressi, ma la loro interpretazione non è importante. Da quanto riportano gli uditori di voci esistono svariate tipologie di voci, ma in maggioranza a contenuto negativo e ansiogeno: voci minacciose, voci imperanti, voci consolatorie, voci tristi, voci commentanti per citarne alcune. 


Come affrontare le voci?

Esistono tre strategie che le persone possono adoperare per fronteggiare le voci:

  1. Strategia comportamentale. All’insorgenza delle voci si cerca di interferire con esse, parlando con altre persone o ascoltando delle registrazioni per ridurre la durata delle allucinazioni, ma non la loro frequenza. Questa tecnica viene adottata soprattutto in fase di trattamento.
  2. Strategia cognitiva. Consiste nel comprendere e sfatare i contenuti delle voci, ma richiede una certa stabilità sintomatologica e risulta utile per ridurre lo stress emotivo e tenere le voci sotto controllo.
  3. Strategia di distrazione. Comprende tutte quelle tecniche di distrazione come ascoltare musica, usare tappi per le orecchie, guardare la televisione e così via.

Quando si incomincia a sentire le voci, la prima cosa da fare è parlarne con qualcuno. Sono moltissime le ragioni per cui una persona possa sperimentare dispercezioni nell’arco della vita, tra queste sicuramente vi sono gli stati di intossicazione (nel Delirium tremens dell’alcolista ad esempio), le auree epilettiche e altri stati di alterazione su base organica. 

L’emozione tipica che pervade un uditore di voci è la paura: paura di parlarne con i propri familiari e amici, paura di essere discriminati sul luogo di lavoro, paura di essere etichettati come malati mentali da uno specialista e stigmatizzati dalla società. Ecco perché è importante rivolgersi a professionisti esperti che possano consigliare il percorso di cura più idoneo. 

Senz’altro una terapia farmacologica aiuta a ridurre la frequenza e l’intensità delle voci, ma solo imparando a convivere con esse si potrà raggiungere una qualità di vita accettabile. Le voci possono infatti interferire con lo svolgimento delle faccende di vita quotidiana e con le relazioni interpersonali. Ecco perché vi sono numerosi gruppi di auto-aiuto per uditori di voci dove ogni partecipante può condividere la sua esperienza con le voci e trarre ispirazione dalle esperienze altrui, supportandosi a vicenda. In alternativa, si ricorda che vari Centri di salute mentale organizzano gruppi di sostegno analoghi per gli uditori di voci, mediati da un esperto. È infine importante ricordare che le voci potrebbero non sparire del tutto, ma se adeguatamente gestite non costituiranno un problema per la persona che le sente.

A cura di Simone Spini