Come si diventa omofobi

Come si diventa omofobi

La parola “omofobia” è stata coniata dallo psicologo G. Weinberg per indicare la paura (-fobia) dell’omosessualità (omo- come abbreviazione di omosessuale), quindi una paura irrazionale mista a intolleranza e odio nei confronti di uomini gay e donne lesbiche. Precisamente si parla di atteggiamento omofobo riferendosi a tutti quei comportamenti ostili e violenti nei confronti delle persone omosessuali, motivate da pregiudizi. Alla base vi è una profonda ansia di relazionarsi con gay e lesbiche perché in contrasto con i propri valori, regole e morale.

Ma secondo la teoria psicoanalitica, l’omofobia non sarebbe altro che una forma di omosessualità latente. Questo accade quando una pulsione omosessuale non viene accettata – anzi è giudicata come aliena e biasimevole – e viene proiettata da un individuo su un altro individuo per poi aggredire quest’ultimo per la sua omosessualità o presunta tale. Il meccanismo psicologico di difesa chiamato “proiezione” entra in gioco per proteggere l’Io, incapace di integrare questo aspetto della sessualità. 


Omofobi si nasce o si diventa?

L’omofobia, come tutti gli altri atteggiamenti discriminatori, è appresa culturalmente e socialmente. Fin dall’infanzia siamo immersi in un contesto sociale e familiare che impone delle regole per i maschi e per le femmine, abbinando convenzionalmente identità di genere e orientamento sessuale: agli uomini piacciono le donne, e viceversa. Questa assunto è molto pericoloso perché impedisce al bambino/adolescente di fare esperienza della propria sessualità in modo libero, diventando ciò che i suoi genitori, la scuola, la chiesa, il gruppo di amici e i mass media vogliono per lui. 

Crescendo in un ambiente che definiamo eterosessista, ovvero dove l’eterosessualità è l’orientamento sessuale dominante e l’unico considerato accettabile, gli individui svilupperanno la convinzione che essere omosessuali sia sbagliato. Inoltre, l’influenza della morale religiosa contribuisce a creare degli stereotipi di genere molto oppressivi; per fare degli esempi possiamo ricordarci di aver sentito almeno una volta nella vita frasi del tipo “Gli uomini non piangono mai!”, “Comportati da signorina!” e molte altre. 


Perché esiste l’omofobia?

Essa è una forma di pregiudizio, come quelli più noti basati sul genere (sessismo) e sull’etnia (razzismo). Ogni pregiudizio si fonda su delle idee imprecise, molto spesso sfavorevoli, verso un gruppo sociale. Questo non è necessariamente un male perché i pregiudizi permettono di “giudicare a priori” alcune situazioni o persone che potrebbero danneggiarci, e dunque permettono di agire preventivamente per eliminare il pericolo. Tuttavia essi sono una strategia cognitiva fin troppo comoda per la mente, che sempre più spesso utilizza il pregiudizio per risparmiare energie psichiche e giungere a un giudizio affrettato e difensivo. 

Dunque l’omofobia, in quanto meccanismo di difesa proiettivo e scorciatoia cognitiva con effetti negativi sugli altri, è da considerarsi disfunzionale. Le strategie che possono ridurre gli atteggiamenti omofobici sono di varia entità. Per alcune persone basterà entrare in contatto con altre persone omosessuali e abbattere così le convinzioni errate legate all’orientamento sessuale. Anche provare a mettersi nei panni dell’altro, cioè della vittima di omofobia, è un utile esercizio di educazione alla tolleranza. Mentre per chi ha maggiori difficoltà nel relazionarsi con la propria e altrui sessualità potrebbe essere indicata una psicoterapia per affrontare pulsioni omosessuali inconsce di natura conflittuale.

A cura di Simone Spini