Ogni anno il 30 marzo, ricorre la GIORNATA MONDIALE  DEL DISTURBO BIPOLARE questa giornata è stata ufficialmente annunciata nel corso dell’ inaugurazione della 16° Conferenza della “International Society for Bipolar Disorders” (ISBP) che si è tenuta nel 2014 a Seul.

L’iniziativa è stata promossa, oltre che dalla ISBP, dalla “Asian Network of Bipolar Disorder” e dalla International Bipolar Foundation” ma è rivolta a tutte le organizzazioni che nel mondo si occupano di salute mentale, affinché siano organizzati eventi locali per sensibilizzare i media e l’opinione pubblica sui temi dei disturbi bipolari. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Disturbo bipolare

Patologia psichiatrica complessa, il disturbo bipolare è uno tra i disturbi psichiatrici con la più alta ereditarietà e presenta un andamento cronico.

Di cosa si tratta? 

 

E’ un disturbo dell’umore caratterizzato da  cambiamenti anomali dell’umore, dell’energia e del livello di attività svolte nell’arco della giornata. 

Chi presenta questo disturbo manifesta, in modo alternato, brevi episodi di eccitamento maniacale (elevazione del tono dell’umore, eccessiva irritabilità) seguiti da profondi e prolungati episodi depressivi. Il passaggio tra queste due fasi può essere relativamente lungo, consentendo al paziente un periodo di benessere (eutimia), oppure repentino.

Fase maniacale 

Un episodio maniacale è caratterizzato da almeno 7 giorni di iperattività, aumentata autostima, ridotto bisogno di dormire, difficoltà a concentrarsi, umore espanso e in alcuni casi, sintomi psicotici (come deliri megalomanici).

Secondo il DSM-5 per definire un episodio maniacale sono necessari almeno tre dei seguenti sintomi:

  • senso di grandiosità
  • diminuito bisogno di dormire
  • logorrea
  • pensiero accelerato o fuga delle idee
  • alta distraibilità
  • sensibile aumento delle attività svolte quotidiane, a casa, al lavoro e aumento dei comportamenti sessuali
  • eccesso di attività potenzialmente rischiose (spese folli, investimenti rischiosi, attività sessuali a rischio etc.)

L’episodio ipomaniacale è invece caratterizzato da umore espanso o irritabile e da almeno tre dei precedenti sintomi per almeno 4 giorni. La differenza tra mania e ipomania risiede nella durata, ma anche nell’intensità dei sintomi. 

 

Fase depressiva

Molto profonde, sovrapponibili agli episodi depressivi maggiori, e caratterizzate da sintomi  quali:

  • Sensazione di tristezza, di essere senza speranza
  • Riduzione delle attività quotidiane
  • Difficoltà nel sonno (dormire troppo o troppo poco)
  • Perdita di piacere e interesse verso il mondo esterno
  • Sensazione di vuoto o preoccupazione
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Mangiare troppo o troppo poco
  • Sentirsi stanchi o rallentati

 

Entrambe le fasi possono essere molto pericolose: nelle fasi depressive il pericolo maggiore si associa ai comportamenti suicidari; nelle fasi maniacali, dove il tono dell’umore porta spesso anche al rifiuto delle terapie, il paziente bipolare può mettere in atto comportamenti rischiosi (andare forte in auto, abusare di sostanze, avere comportamenti sessuali disinibiti) e mettere in pericolo la propria condizione economica (spese eccessive, gioco d’azzardo, etc.). 

Episodio misto

L’episodio misto si configura come una stato in cui sono presenti, in concomitanza, sintomi della fase depressiva e sintomi della fase maniacale. Si parla di episodio con caratteristiche miste quando sono presenti almeno tre sintomi sottosoglia della polarità d’umore opposta. Quindi quando abbiamo una fase depressiva e alcuni sintomi maniacali o ipomaniacali oppure una fase maniacale con alcuni sintomi depressivi. Possiamo quindi trovare episodi:

  • depressivi con caratteristiche miste
  • maniacali con caratteristiche miste
  • ipomaniacali con caratteristiche miste

 

Sono stati in cui prevale un umore “disforico” caratterizzato da agitazione psicomotoria, estrema irritabilità e ansia, talvolta accompagnati da aggressività verbale o fisica.

 

Diagnosi di disturbo bipolare

In genere il primo episodio si verifica dopo la maggiore età, tra i 18 e i 30 anni, per poi ripresentarsi nel corso dell’arco della vita. L’età media di esordio del disturbo bipolare è 20 anni (Goodwin et al, 2007)

In base alla durata, alla frequenza e all’intensità dei sintomi, il DSM-5 definisce diverse tipologie di disturbo bipolare.

Disturbo bipolare I: è sufficiente, in anamnesi, la presenza di un solo episodio maniacale. La presenza di episodi di depressione maggiore non è necessaria a fini prettamente diagnostici, nonostante sia altamente improbabile che un soggetto sperimenti nella sua vita solo fasi maniacali e ipomaniacali.

Disturbo bipolare II: caratterizzato da almeno un episodio ipomaniacale e da un episodio depressivo maggiore. Il corso della malattia è spesso caratterizzato da prolungati periodi di depressione intervallati da periodici episodi ipomaniacali. Sintomi psicotici, come i deliri, possono presentarsi durante le fasi depressive del disturbo che sono, in genere, particolarmente pesanti e invalidanti.

Disturbo ciclotimico: caratterizzato dalla presenza, in un arco di tempo superiore ai due anni, di instabilità dell’umore con sintomi ipomaniacali e depressivi aventi intensità minore rispetto alle diagnosi sopracitate.

Disturbi bipolari e correlati indotti da farmaci: ad esempio l’insorgenza di stati maniacali a seguito dell’abuso di cocaina o di anfetamine. In questi casi, eliminata la causa del disturbo, i sintomi del disturbo bipolare svaniscono e non si ripresentano (Vieta et al., 2018).

 

Fattori di rischio per il disturbo bipolare

Gli studi sembrano suggerire che, alla base dello sviluppo del disturbo bipolare, ci sia una predisposizione genetica favorente che può essere slatentizzata da fattori di rischio ambientali (come periodi di forte stress) o emergere senza apparenti cause.

Tra i disturbi psichiatrici, il disturbo bipolare è tra quelli con l’ereditarietà più alta. Studi hanno infatti mostrato che esiste una probabilità del 10% di sviluppare un disturbo bipolare se in famiglia è presente un familiare con questa patologia.

Cura del disturbo bipolare

La cura del disturbo bipolare si concentra principalmente nel cercare di stabilizzare il tono dell’umore del paziente: questo viene perseguito attraverso una corretta terapia farmacologica, una buona relazione terapeutica con lo psichiatra di riferimento e con l’intera equipe curante e attraverso la partecipazione attiva ad interventi regolari di riabilitazione psichiatrica. Spesso infatti l’equipe curante è in grado di riconoscere i prodromi di ricaduta (ad es. l’iniziale stato di ipomania) e agire prontamente attraverso un’opportuna modifica alla terapia farmacologica e la proposta di interventi riabilitativi volti a favorire una migliore gestione del disturbo ed un netto incremento della qualità di vita della persona e dei suoi familiari. Il disturbo bipolare è infatti un disturbo cronico, che accompagna tutta la vita della persona. 

E’ fondamentale quindi per ogni paziente imparare a conoscere il proprio disturbo, per sapere quali strategie adottare, quando precocemente chiedere aiuto all’equipe curante, quali sintomi monitorare per favorire il miglioramento della propria qualità di vita etc.

Parte fondamentale del trattamento e della cura del disturbo bipolare è quindi prettamente riabilitativo, a favore del recupero delle attività e degli interessi specifici del paziente che il disturbo può avere limitato.

 

A cura della Dott.ssa Bruna Galli

Continua a leggere