In questa giornata in cui tutti ci sentiamo  in dovere di innalzarci unanimi contro la violenza alle donne, non può far altro che venirmi in mente un’immagine che  in realtà con questo tema non ha nulla a che fare, ma che nella mia immaginazione ne rappresenta appieno il significato: lo schianto del Titanic contro l’Iceberg.

Sarà un po’ per la gran botta (fisica, morale ed emotiva) che la vittima vive, sarà per l’esito nefasto che irrimediabilmente arriva o per il significato metaforico che l’iceberg nella letteratura psicologica assume, fatto sta che oggi l’immagine impressa nella mia testa non è quella delle scarpe rosse e nemmeno dei volti.

E’ il Titanic, la nave dei sogni, la promessa di un viaggio incredibile, colmo di entusiasmi, sfarzi, gioie, condivisioni e sorprese. Forte, possente, colma di garanzie di sicurezza ed approdo. Ognuno dei presenti scelse di salire a bordo. Pochi di essi si salvarono, e si salvarono solo grazie a scialuppe di salvataggio cui potersi aggrappare, chiedendo aiuto e desiderando fortemente di aggrapparsi a tale sostegno.

E insieme al Titanic, la sua controparte. L’Iceberg, questo inconscio immenso da cui poco emerge e di cui molto rimane oscuro ad ognuno. Questo inconscio che crea e smuove pensieri, sentimenti, emozioni, scelte, azioni, dinamiche e risposte che vanno spesso oltre il nostro controllo e la nostra consapevolezza.

Tutto questo per esprimere un semplice assunto: dietro alla gravità della violenza contro le donne (fisica, psicologica, economica..) si cela una struttura molto complessa che riguarda entrambi gli attori insieme ai loro vissuti, alle paure, ai legami, alle strutture inconsce e alle dinamiche reciproche di cui l’agito è solo l’esito finale, la catastrofe, l’affondo.

Spesso, soprattutto nei casi di violenza domestica, è la manifestazione della presenza di una dipendenza affettiva patologica in cui entrambe le parti sono protagoniste di dinamiche disfunzionali che determinano scontri devastanti e che, per potersi salvare, hanno bisogno di “scialuppe di salvataggio” insieme alle quali poter raggiungere la riva sane e salve.

Proviamo a dare un iniziale sguardo a queste possibili relazioni.

Requisito chiave della dipendenza affettiva patologica è l’incapacità di entrambi ad uscire dalla relazione, nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative ed il malessere, all’interno di un moto perpetuo di benessere e dolore.

Possiamo incontrare almeno quattro relazioni di dipendenza patologica:

  • La dipendenza passiva

  • La co-dipendenza

  • La dipendenza aggressiva

  • La contro dipendenza

La persona con uno spettro dipendente passivo ha una bassa considerazione di sé, si considera senza valore, incompetente; queste caratteristiche si riflettono nel suo principale bisogno di vicinanza e protezione (possono essere tipiche di un soggetto con Disturbo Dipendente di Personalità).  Al partner, ritenuto responsabile della propria felicità, il dipendente passivo richiede aiuto e continue rassicurazioni ed evita di esprimere disaccordo, accettando comportamenti maltrattanti, sottomettendosi o mettendo in atto reazioni passivo-aggressive atte a motivare vicinanza ed accudimento. Il partner viene sobbarcato da continue richieste di presenza finalizzate a placare il suo terrore di essere abbandonato. Rispetto a queste possibilità, il dipendente passivo può giungere a minacciare o a mettere in atto azioni suicidarie con lo scopo di assicurarsi la vicinanza del partner.

Nella co-dipendenza emerge forte la tendenza a sacrificare se stessi per l’altro, a diventarne il salvatore nutrendo il bisogno di sentirsi necessari e di valore per l’altro. (La co-dipendenza può essere attivata da personalità dipendenti, borderline e narcisistiche e spesso si ritrova nelle persone con disturbo borderline o narcisiste). Il sacrificio di sé in favore di un altro rappresenta il prezzo che secondo il co-dipendente va pagato per mantenere un certo grado di sicurezza e di valore personale nella relazione. La cura eccessiva dell’altro rimanda alla forma di un Sé vissuto come indegno e a strategie talvolta anche subdole per mantenere una vicinanza fisica ed emotiva.

Il dipendente aggressivo tende a mostrarsi rabbioso e rancoroso all’interno della relazione di coppia. Svalutante verso il partner e verso se stesso, considera l’altro inadeguato e se stesso come non meritevole di avere una relazione appagante e un partner accudente e premuroso. Vive un duplice conflitto interno desiderando una relazione soddisfacente, ma con la convinzione di non meritarla. Ciò lo porta ad avere un comportamento aggressivo e violento e a mostrare disprezzo, umiliando.

La contro-dipendenza è una condizione caratterizzata dal rifiuto della relazione e dalla negazione del naturale bisogno di dipendenza, vissuto invece come grave minaccia alla propria autonomia. Nel contro-dipendente è costante il tentativo di mostrare un’immagine di sé perfetta e l’adozione di ogni misura per garantire la propria indipendenza. Emotivamente non disponibile, manipolativo e maltrattante fino all’uso della violenza-, tra le cause della contro-dipendenza ritroviamo un temperamento dirompente e un atteggiamento provocatorio che mascherano in realtà un sottostante senso di solitudine e alienazione e una personalità bisognosa, spaventata e vulnerabile. Il suo obiettivo è cercare di mantenere alta l’ammirazione del partner del quale non può fare a meno, ma che finisce per allontanare perdendo quel tipo d’intimità e sostegno di cui avrebbe bisogno. (Ciò che guida il comportamento del contro-dipendente è una mentalità evitante che non gli permette di provare una reale fiducia nell’altro e permea la relazione di una costante e pervasiva paura della relazione e dell’ipotetica perdita di potere alla quale risponde oppresso provando a dominare e/o a scappare e nei casi estremi usando la violenza e l’abuso).

La questione della dipendenza affettiva affonda quindi le sue radici nei rapporti primari con le figure genitoriali, per poi andare ben oltre nel corso della vita di ognuno trasformata e modellata da molteplici vissuti ed esperienze che tra loro si sovrappongono sino anche a fondersi.

Attenzione, questo non vuole giustificare alcun tipo di atteggiamento aggressivo (fisico e psicologico), ma sottolinearne la gravità e la complessità che sta dietro ad essa.

Celebrare la giornata internazionale contro la violenza verso le donne dovrebbe portare ad ampliare lo sguardo ed indirizzarlo alle radici, dovrebbe attivare ognuno a lottare verso la prevenzione di tale esito sia lavorando alla base (cioè all’informazione e formazione), sia sull’incentivare  e promuovere la cura di coloro che soffrono di tale patologia, perché di questo si tratta, non di una vergogna da celare e negare, ma di una difficoltà concreta che affonda le radici nel passato della persona e che con il supporto di un percorso integrato tra professionisti delle dipendenze e della salute mentale è possibile sbrogliare per costruire un nuovo equilibrio con se stessi e nelle relazioni.

A cura della Dott.ssa Bruna Galli

Scarica il nostro pdf per scoprire come gestire una relazione in balia della gelosia patologica e sappi che in caso di difficoltà i nostri professionisti sono pronti ad aiutarti in ogni momento!

Continua a leggere