Nel discorso contemporaneo, il concetto di relatività del Tempo e la divergenza tra “Tempo soggettivo” e “Tempo del Mondo”¹ sembra radicalizzarsi, in un contesto sociale accelerato dalle pressioni esterne e dalla rincorsa alle prestazioni.

L’ambiente lavorativo è un contesto in cui spesso le scadenze, il lavoro a obiettivi, i fini produttivi possono ampliare la percezione di un tempo imposto, subìto e innescare fenomeni psicopatologici quali ansia, vissuti di inadeguatezza, timore pervasivo del giudizio. La società attuale è una società che ci vuole prestanti, efficaci, in cui sembra che non siano concessi inciampi di alcun tipo.

Chiaramente nella storia di ogni singolo individuo, alcuni temi risultano più pregnanti di altri:

la paura del giudizio, dinamiche di competizione, la tendenza a primeggiare, la scarsa fiducia nelle proprie capacità, la paura di esporsi in pubblico, la paura di sbagliare sono solo alcune delle dinamiche che possono costituirsi nell’ambiente di lavoro e rappresentare la ripetizione di forme originarie di relazione e di risposta primaria alla domanda dell’altro. Tali dinamiche soggettive, potrebbero a lungo andare procurare un disagio, soprattutto in contesti in cui ci si trova costantemente sollecitati da richieste di prestazione e compiti a termine.

Quali sono i sintomi che possono correlarsi a un disagio in ambito lavorativo?

I sintomi da ansia di lavoro possono variare da persona a persona, a partire dalla storia soggettiva di ciascuno e dalle cause scatenanti.

È possibile tuttavia individuare alcuni campanelli d’allarme in cui riconoscersi e che potrebbero creare sofferenza nel contesto di lavoro, oltre che influenzare negativamente la qualità di vita. (considerando che il lavoro occupa generalmente gran parte del tempo di vita di un lavoratore).

Tra questi annoveriamo:

  • Irritabilità e tendenza al nervosismo
  • Difficoltà di concentrazione
  • Astenia frequente e sensazione di mancanza di energie
  • Preoccupazioni eccessive e pensieri rimuginativi sul lavoro (anche nei giorni di riposo)
  • Sintomi neurovegetativi associati all’ansia dati da stimoli stressogeni su lavoro: difficoltà di respirazione; “fame d’aria” (dispnea); tremori; tensione muscolare; battito cardiaco accelerato; sudorazione eccessiva; vertigini
  • Cefalea
  • Disturbi gastrointestinali
  • Insonnia e difficoltà di addormentamento
  • In taluni casi le crisi d’ansia possono sfociare in veri e propri attacchi di panico con sensazione di pericolo imminente, percezione di blocco, paura di morire e sensazioni corporee quali vista annebbiata, difficoltà a respirare, formicolio, vertigini, vampate di calore, percezione di avere il cuore in gola.

Cosa fare se si riconosce di avere un disagio in ambito lavorativo?

  • Innanzitutto è fondamentale intraprendere ogni esperienza lavorativa “spogliandosi” dall’idea di infallibilità. La mancanza e la possibilità di errore sono condizioni insite nell’umanità e, talvolta, è proprio a partire dal fallimento, che possiamo scoprire qualcosa in più di noi stessi, delle nostre capacità, della nostra vocazione. Solo a partire dalla mancanza, è possibile migliorare e generare contributi originali e creativi al contesto di lavoro in cui ci si trova.
  • La parola, la comunicazione è sempre una possibilità di creare un legame, di trasformare la spinta distruttiva del sintomo (che tende ad allontanarci da obiettivi e relazioni soddisfacenti), in qualcosa di costruttivo. Imparare a comunicare con colleghi, datori di lavoro, sentendoci in diritto di dire come ci sentiamo di fronte a una richiesta di lavoro percepita come eccessiva, non affine alle nostre competenze, può essere un’occasione di crescita nell’ambiente lavorativo, sia per se stessi che per gli altri.
  • La percezione soggettiva di un tempo che corre e la sensazione di “non riuscire a stare al passo”, è un vissuto molto diffuso nella contemporaneità e può essere una delle cause di ansia e sentimenti di inadeguatezza in ambito lavorativo. Una riflessione che dobbiamo porci è: perchè le scadenze, la definizione di tempi, ci spaventano così tanto? Talvolta si tende a rimandare compiti lavorativi considerati difficili o angoscianti fino a ritrovarsi a pochi giorni dalle scadenze, travolti da sentimenti di ansia e sensazione di non farcela. Altre volte ci si butta a capofitto su richieste complesse, rinunciando a tempo per sé o a prendersi giuste pause. Organizzare il tempo a disposizione per il lavoro, distribuire le scadenze sull’agenda, significa sempre investire il proprio tempo da un lato sulle responsabilità dettate dal lavoro e dall’altro su una vita privata che soddisfi personali passioni e cura dei legami.
  • Sebbene la società attuale ci porti a credere che il benessere sia dato dal sentimento di padronanza e di controllo su tutte le variabili a cui la vita ci sottopone, è fondamentale, nello specifico del contesto di lavoro, partire dall’idea che non sia possibile avere il controllo su tutto. Sia che ci troviamo ad assumere un ruolo dirigenziale, sia che ci troviamo nel ruolo di dipendenti o collaboratori, non è possibile avere il controllo su tutto e non dobbiamo temere ciò che non conosciamo, ma imparare ad affidarci agli altri e sapere quando e quali richieste poter delegare.
  • Infine si ritiene importante ricordare che i sintomi, come ad esempio l’attacco di panico, possono essere espressione di aree di conflitto ed emergere quando qualcosa del desiderio soggettivo viene toccato. Può essere utile chiedersi se il lavoro a cui ci stiamo dedicando ci soddisfi, se è il posto in cui vogliamo davvero investire aspirazioni e progetti, oppure indagare cosa ci porti a rimanere in quel posto di lavoro, nonostante la sofferenza provata. Spesso queste riflessioni possono diventare possibilità di cambiamento iniziando un percorso terapeutico con un professionista, che possa aiutarci a fare più luce sulla verità celata nel disagio lamentato.

“Il desiderio è il vero nome etico del dovere”²

  A cura della Dott.ssa Maria Maione


  • Heidegger M., “Essere e tempo, l’essenza del fondamento. (1927)”, (trad. it), Feltrinelli Editore, Milano, 1980. ¹
  • Recalcati M., “Ritratti del desiderio”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018. ²

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